Indagine "MINDS (Meaning, Inner beliefs and Narratives in Disease and Self) Le malattie infiammatorie croniche intestinali e il loro impatto psicologico: il ruolo delle credenze patogene"

AMICI sta collaborando a uno studio di ricerca attualmente in corso, dal titolo "MINDS (Meaning, Inner beliefs and Narratives in Disease and Self) Le malattie infiammatorie croniche intestinali e il loro impatto psicologico: il ruolo delle credenze patogene", che ha l’obiettivo di comprendere come alcuni modi di pensare profondi, ovvero le idee e le convinzioni che ciascuno di noi sviluppa nel corso della vita su sé stesso, sugli altri e sulla propria malattia, possano influenzare il modo in cui una persona interpreta, percepisce e accetta la diagnosi di una malattia infiammatoria cronica intestinale. Lo studio intende inoltre esplorare se e come questi modi di pensare possano essere collegati all’andamento della malattia stessa. Ogni persona è naturalmente portata ad adattarsi alla realtà, affrontare le difficoltà, superare gli ostacoli e cercare un equilibrio nella propria vita personale e relazionale. Fin dalle prime fasi della vita, per orientarsi nel mondo e sentirsi al sicuro, costruiamo una sorta di “bussola interiore”, fatta di idee, convinzioni e regole interiori, che ci aiutano a capire chi siamo, come funzionano le relazioni e come comportarci nelle diverse situazioni. Questi modi di pensare, spesso automatici e inconsapevoli, guidano le nostre scelte quotidiane e il modo in cui affrontiamo gli eventi, compresi quelli legati alla salute e alla malattia. Nella maggior parte dei casi, queste convinzioni ci aiutano ad andare avanti e a proteggerci. Tuttavia, non sempre accade. Quando si cresce in contesti difficili o poco funzionali, alcune convinzioni possono svilupparsi come strategie di adattamento utili in quel momento, ma diventare meno utili o addirittura dannose in altri contesti della vita. In questi casi, si parla di convinzioni o schemi di pensiero disfunzionali, che in ambito psicologico vengono definiti credenze patogene. Si tratta di idee profonde che, senza che la persona se ne renda conto, possono ostacolare il benessere e la capacità di prendersi cura di sé. Ad esempio, una persona potrebbe pensare di non meritare di stare bene, di essere un peso per gli altri, di non poter esprimere i propri bisogni o desideri, oppure di dover sempre mettere al primo posto gli altri per non farli soffrire. Questi modi di pensare possono portare anche a forme di auto-sabotaggio, come la convinzione che il proprio benessere o successo possano danneggiare le persone care. Meccanismi di questo tipo possono emergere in molti momenti della vita, compreso quello delicato della diagnosi di una malattia cronica. In alcune situazioni, la malattia può essere interpretata non come una condizione da comprendere, gestire e curare, ma come qualcosa che “capita perché lo si merita”, rafforzando sentimenti di colpa, rassegnazione o svalutazione di sé. Questo può influenzare profondamente il modo in cui una persona vive la malattia, aderisce alle cure e si prende cura della propria salute. Ognuno di noi sviluppa, nel tempo, un insieme di schemi di pensiero e convinzioni interiori che orientano il modo di affrontare la realtà. Alcune di queste possono essere poco utili o disfunzionali e avere un impatto negativo sulla qualità della vita, spesso senza che ce ne rendiamo conto.
A partire da queste riflessioni, Ambra, studentessa magistrale di Psicologia Clinica e persona che convive con il Morbo di Crohn, si è posta una domanda importante:
è possibile che alcuni modi di pensare profondi e disfunzionali influenzino l’impatto psicologico della malattia nelle persone con MICI?
Ad oggi, non esistono risposte definitive a questa domanda. Per questo motivo, Ambra ha deciso di dedicare la propria tesi di laurea a questo tema, con l’obiettivo di contribuire a una visione della cura che consideri la persona prima di tutto come individuo, con la propria storia, i propri vissuti e le proprie emozioni, e non solo come paziente.
Per questo studio è stato elaborato un questionario che esplora diverse aree della persona e della vita quotidiana, comprese le modalità di pensiero, le emozioni e il modo di vivere la malattia.
La sua partecipazione è per noi molto importante. Contribuire a questo studio significa aiutare a migliorare la comprensione dell’impatto psicologico delle MICI e promuovere un approccio alla cura sempre più attento alla persona nella sua globalità.
La ringraziamo sinceramente per il tempo che vorrà dedicare e per il suo prezioso contributo.
Informativa sulla privacy e Informativa sui cookie